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Jiménez fa 16 al Desert Classic

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Miguelito Espécial. Quando alla terza lunghissima buca di playoff il ricciolo spagnolo imbuca il putt per il par per vincere il torneo, i duemila spettatori che in fretta e furia si erano spostati dalla 18 alla 9, cominciano a fare un tifo da stadio. Poi lo show: il balletto con il sigaro in bocca acceso davanti alla coffee cup (il rinomato trofeo a forma di caffettiera messo in palio dagli organizzatori del Desert Classic), il bicchiere di birra bevuto in mezzo alla folla di gente, gli autografi e le palline regalate ai bambini. Chapeau a un signore di 46 anni che, pur con un filo di pancetta e il drive che fa la metà della distanza, sa vincere davanti a ragazzi-campioni super allenati come Westwood, Kaymer e Quiros.

Ad inizio di quarta giornata a -11 sono in quattro: oltre a Jiménez, Westwood, Quiros e Jaidee. Il dester wind paventato non tarda ad investire il campo a sferzate impetuose mettendo in crisi i piani di volo dei giocatori. El Mechanico parte in coppia proprio con Thongchai Jaidee, altro 40enne ex sergente maggiore dell’esercito thailandese (era nei paracadutisti ed è diventato professionista molto in là con l’età, a trent’anni). Jaidee non è in giornata di grazia con i ferri, ma grazie a una precisione spaventosa attorno ai green riesce a salvare ben 13 volte lo scrambling (approccio e putt in buca). Al bellissimo par 5 finale (con bandiera insidiosissima subito dopo l’acqua e infilata in una lingua di green) però sbaglia proprio il putt per tornare a -11 e aggiudicarsi il playoff: finirà terzo da solo con un 73 finale (-10) mettendo in cassaforte comunque una prova di grande valore dopo i due tornei co-sanctioned con l’Asian Tour vinti la scorsa primavera.

La scalata al successo

Jiménez parte piano, mette un bogey sulle prime nove imbucando svariati putt di salvataggio per il birdie. Esce in 36 poi cambia leggermente marcia: alla 10 stampa un sand dato a dieci centimetri dalla buca, ma al par 3 successivo finisce col ferro 7 nella waste area (che praticamente è un bunker non dichiarato) e nonostante l’approccio delicato torna sopra par. dopo una serie di par però infila il colpo della vita allo strettissimo par 4 della 17, dog leg a sinistra: con il ferro nove impugnato corto a volare basso per evitare il vento mette ancora una volta palla data; un birdie che lo rimette in pista a -11. Al par 5 finale gioca conservative per il par e se ne va nel box d’attesa uscendo in 72 colpi: immancabilmente, invece di andare a praticare si siede, si accende un Montecristo più grosso di lui e comincia a fumare sbirciando dalla finestra l’arrivo di Westwood. Fermo a -10 alla 17 a causa di molti putt sbordati e un brutto doppio bogey alla 5 dall’avantgreen, ha bisogno del birdie al par 5 finale per andare al playoff con lo spagnolo: mette un legno tre sul collar alla sinistra del green e scaglia un putt da 25 metri che lambisce la buca. Il birdie arriva e con il sole che si appresta a chiudere bottega si va al playoff, cioè si torna alla 18, dove per ben due volte Miguel si salva miracolosamente con il par e Westwood ha due occasioni per chiudere i conti ma non ci riesce. Dopo due buche di spareggio e appurata l’impossibilità di vedere la 18 come buca decisiva, si torna indietro alla 9, dove Westwood manca clamorosamente il putt da tre passi per il par: un errore di troppo che gli costa caro ed è la porta verso il titolo per Jiménez, il quale imbuca il suo dalla stessa distanza (tra i due è nato quasi un contenzioso per verificare chi dovesse giocare per primo) e si toglie subito il berretto per ringraziare il pubblico in delirio.

Per lo spagnolo è il primo successo qui dopo altre due volte in cui era stato runner up, ed è il più anziano giocatore ad aver vinto il torneo dopo Mark O’Meara che trionfò a 47 anni nel 2004. A causa di un 2009 non alla sua altezza era uscito dai primi cinquanta: con questa vittoria torna nei primi trenta e mette una firma indelebile per la Ryder Cup che si disputerà ad ottobre. Male invece l’altro spagnolo, il 25enne Quiros, che aveva il match ball sul putt per l’eagle della 13 (per andare a -13 da solo): sbordato pure il putt per il birdie, il giocatore più lungo del torneo ci rimuniga sopra e comincia a perdere le staffe, impazzendo letteralmente alla 18 dove imbraccia il legno e lo spara in mezzo al lago. Uscirà con le ossa rotte a -8 in sesta posizione accanto ad un Rory McIlroy (che era defending champion) sotto tono (73, +1 di giornata), scavalcati entrambi da un sontuoso Edoardo Molinari che non si intimorisce davanti a un mostro di nome Kaymer (che gioca con lui) tenendogli brillantemente testa. Per il più grande dei fratelli torinesi un giro fantastico considerato il vento e il rough lasciato incolto chiuso in 71 colpi, impreziosito da due fantastici birdies sulle seconde nove che ha finito in 35 colpi. Alla fine è quarto a -9 proprio insieme a Kaymer, che fa impressione per la capacità di imbucare putt impossibili (uno da ben 26 metri) e che, se avesse brillato di più nelle scorse giornate, sarebbe entrato in lizza sicuramente per la vittoria. Dodo scala posizioni su posizioni, torna tra i primi cinquanta del mondo e soprattutto è nono adesso nella Race To Dubai.

Le dichiarazioni di Jiménez e Westwood

“Sono tanti anni che vengo qui a Dubai e non ero mai riuscito a vincere” ha affermato sorridente con i riccioli slegati Jiménez “come un vino d’annata, invecchiando miglioro sempre. È bello soprattutto perché uno come me che ha visto a fine anni ottanta quando i Faldo e i Woosnam vincere, adesso vedo i Kaymer e i Quiros che erano giovani com’ero io al tempo, ma il sottoscritto è sempre qui a tenere loro testa dopo vent’anni. Ho giocato con grande sicurezza tutti e quattro i giri, devo ringraziare il mio caddie che mi ha dato tanta carica in questi giorni. Non ho più 25 anni ma mi sento ottimamente, ancora forte e in grado di colpire bene la palla. Sono felicissimo e dedico questa vittoria a tutta la mia famiglia.”

“Era scritto sul muro del destino che dovesse vincere Miguel” ha affermato un po’ desolato Westwood “dopotutto, il putt oggi non è entrato, me ne sono accorto subito e quando te ne mangi due alle buche di playoff come ho fatto io, alla fine vieni castigato.”

Strepitoso l’evergreen sessantenne 8 volte vincitore di major Tom Watson, che con un giro in -4 è ottavo insieme a Stenson (ex vincitore qui) e Bourdy. Old Tom prenderà sotto braccio negli Stati Uniti Matteo Manassero, che è terminato con un 73, -1 per il totale in 31esima posizione: comunque, per il coraggio, il talento e la personalità, bravissimo.

Per vedere la classifica e le interviste, visitate www.europeantour.com

Rory McIlroy, campione in carica al Desert Classic nel 2009. Quest'anno non è riuscita la doppietta, troppi putt sbagliati ed errori di valutazione nelle buche lunghe. Ha chiuso sesto a -8.

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