Senza categoria — 07 giugno 2010

Finalmente il titolo USA a lungo sospirato. Innanzitutto, dedicato alla sua dolce metà, Kate Phillips, un’ex ginnasta internazionale di Londra che si innamorò di Justin quando aveva solo 17 anni e al British Championship, ancora amateur, infilò un colpo spettacolare all’ultima buca chiudendo per un quarto posto che è entrato nella storia degli annali del golf. E dedicato anche e soprattutto al loro figlio Leo, che oggi ha un anno e mezzo e può guardare suo padre come un campione non solo europeo, ma anche a stelle e strisce.

Finalmente, il buon Justin, viso fresco da buon inglesino e fisico lungo e asciutto, non ha sbagliato niente in quest’ultimo giro. Troppe erano ormai state le occasioni in cui si era ritrovato, grazie ad uno swing di prima classe, da solo in testa alla classifica, e per via della tensione culminata con una ultima giornata storta, ha dovuto gettare a mare ogni velleità di trofeo. Questa volta era partito da dietro, in posizione migliore e più silenziosa per tentare una rimonta di quattro colpi sul leader del sabato Ricky Barnes (che l’anno scorso sfiorò lo US Open poi andato a Lucas Glover): birdie subito alla 5, e poi altri tre di fila dalla 7 alla 9 per piazzarsi, come dicono gli americani, in the contention. Ma i colpi decisivi sono stati i due birdies alla 14 e alla delicatissima 16, dove dopo un bel drive in centro pista ha piazzato un lungo ferro 5 a otto metri dalla bandiera e ha calato poi un putt da brivido in discesa e con forte pendenza destra-sinistra. È stato il putt della sicurezza che ha dato a Rose la certezza dei tre colpi di vantaggio sul nuovo inseguitore, il 21 enne e promettente rookie Rickie Fowler, che alla fine sarà secondo dopo diversi errori nel quarto giro, a -15 e con un totale di 73 colpi.

Vicino alla Ryder

Le ultime due buche in par sono state lo specchio del volto assolutamente più rilassato di Justin, che sapeva di volare sulle ali dell’entusiasmo per mettere a segno il più bel giro della sua carriera e il migliore di giornata, un 66 che vale il titolo e il -18 totale. Paradossalmente, gli stessi tre colpi di vantaggio che sono stati inflitti nel pomeriggio a Davies dall’amico ed ex compagno di Ryder Cup due anni fa Graeme McDowell. Che il destino li rivoglia appaiati insieme quest’anno al Celtic Manor ad inizio ottobre? Solo la classifica e Montgomerie possono dirlo: infatti, adesso Rose è risalito dalla 66esima posizione nel World Ranking alla 32esima e dal 27esimo all’ottavo della Ryder Cup World Point List che ammette di diritto alla competizione tra USA e Europa i primi quattro della speciale classifica. I successivi cinque spot automatici verranno calcolati in base ai guadagni ottenuti sull’European Tour.

Rose alza il trofeo al cielo consegnatoli direttamente dalle mani d’oro della divinità Jack Nicklaus, rispondendo con voce rotta dall’emozione: “non potevo sognare un giorno più bello. È un onore vincere qui dopo tanto tempo che gioco negli Stati Uniti; spesso ho pensato che questo paese era stregato per me ma quando sono riuscito nell’impresa oggi è stato tutto così semplice e liberatorio. È bello vedere il duro lavoro ripagato.” Dopo aver vinto l’ordine di merito europeo nel 2007 grazie ad una strabiliante vittoria al playoff al Volvo Masters of Andalusia (oggi soppresso e rimpiazzato dal Dubai World Championship) era partito per cercare fortuna oltreoceano. Dopo due anni e mezzo finalmente ha trovato il suo tesoro.

Rose è il terzo componente europeo a fare il corsaro in America vincendo quest’anno un evento del PGA: prima di lui è stato il suo amico per la pelle Ian Poulter a vincere a febbraio l’Accenture Match Play, seguito il mese scorso dalla vittoria di Rory McIlroy al Quail Hollow. Un bel segno ed una via maestra tracciata per il non ancora formato squadrone del Vecchio Continente, che dovrà dare tutto tra due settimane allo US Open per cercare di strappare il torneo principe degli americani ai loro rivali e dimostrare loro di essere più forti.

La sfida nella sfida

Terzi pari merito si sono classificati Bo Van Pelt e Ricky Barnes con il punteggio di -12. Quinti a -11 Ryan Moore (68) e il numero due del mondo Phil Mickelson (69), che con una vittoria qui avrebbe rotto il dominio di numero uno al campione Tiger, piazzato diciannovesimo al Memorial. Dentro la sfida per la vittoria di tappa, proprio come ai grandi giri ciclistici, c’è la sfida eterna per la maglia di leader della classifica: una sfida che da un po’ di anni a questa parte è riservata a due icone del golf mondiale, e che potrà avere un clamoroso switch dopo tanti anni proprio a Pebble Beach.

Per visualizzare la classifica, visitate il sito www.pgatour.com

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Autore

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Andrea Boccardo

(1) Commento

  1. il grande giocatore inglese justin rose rompe gli indugi dopo vari e vari tentativi e vince il torneo. penso che per un pro sia difficile lavorare sodo e non vedere i risultati, justin rose grande talento inglese ne è una prova ora speriamo che possa ripetersi. il golf però è altalenante è può dare gioie come tante sofferenze.

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