Intraducibilità delle lingue

Alcune teorie sostengono come nulla sia traducibile, non potendo far corrispondere ad un determinato testo alcun processo di traduzione in un’altra lingua determinata. Ciò dipende dall’origine delle parole e dalla competenza del traduttore che può sempre ricorrere, nel caso, a trasformazioni linguistiche particolari per ovviare ad una evidente incompatibilità lessicale o semantica.

Esistono determinate teorie a sostegno di questa intraducibilità delle lingue, che si rifanno però tutte ad un concetto base: le lingue sono talmente collegate alle culture che le utilizzano da supporre che sia impossibile riscontrare l’esistenza di parole equivalenti tra loro in due o più lingue diverse. Prendiamo l’esempio della parola italiana “burro”, in inglese “butter”. Entrambi i termini designano un prodotto caseario commestibile, ma sarebbe errato sostenere che i due termini possano significare la stessa cosa nei rispettivi contesti culturali.

Nel panorama culturale italiano, in particolare della tradizione e della traduzione letteraria, due tra i maggiori sostenitori di questa serie di teorie sulla intraducibilità delle lingue furono Montale e Benedetto Croce.

In realtà però, o meglio nell’esperienza pratica, è quotidianamente sotto gli occhi di tutti noi come i testi di qualsiasi tipo vengano continuamente tradotti da una lingua ad un’altra, facile o difficile che possa risultare.

Starà ovviamente alla bravura del traduttore o dell’agenzia traduzioni colmare lacune relative all’assenza di parole letterali corrispondenti nella lingua d’arrivo (molto più facile sarà il compito di quest’ultimo in determinati campi, quali la manualistica tipica dei settori tecnico/industriali o il compito di un’agenzia traduzioni settore legale in cui il largo consumo di termini derivanti dal business english non può che facilitare l’operato del traduttore.

Sono due gli ambiti linguistici in cui effettivamente Montale e Croce avevano ragione a sostenere la legge dell’intraducibilità: la poesia e i giochi di parole, a causa delle difficoltà evidenti che sorgono nel conservare la forma dell’opera originale.

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