La strada verso la specializzazione degli avvocati

La strada verso la specializzazione degli avvocati

Definirsi avvocato specializzato ora si può, per legge! Lo ha decretato la pubblicazione il giorno 15 settembre in Gazzetta ufficiale del nuovo regolamento sulle specializzazioni del diritto, contenuto all’interno del decreto ministeriale 144/2015.

Saranno ben 18 le aree specializzazione, toccando praticamente tutte le attività del diritto, da quella dell’avvocato del diritto di famiglia all’agrario, dall’avvocato diritto societario a quello successorio. Tra questi spiccano ambiti sempre più sulla bocca dell’opinione pubblica negli ultimi anni, la specializzazione dell’avvocato in diritto del lavoro e finanza. (Ovviamente, quando si parla di ambiti specialistici del diritto, ci riferiamo ad ogni singolo tribunale, quindi parlando di famiglia, ad esempio, l’attenzione verterà sull’avvocato diritto famiglia Milano, Firenze, Catania…).

Come potrà un avvocato definirsi specializzato? Due sono i percorsi previsti dalla legge, a discrezione (si fa per dire) del professionista. Proviamo a essere più esaustivi. Un avvocato potrà ottenere la qualifica di avvocato specializzato attraverso due sistemi. Potrà comprovare la propria esperienza in quello specifico settore del diritto oppure dovrà seguire corsi universitari della durata di due anni, organizzati da determinati atenei (legalmente riconosciuti) che produrranno programmi e corsi ad hoc, grazie alla supervisione di esperti del Cnf, Miur e magistrati direttamente scelti dal Ministero di Grazia e Giustizia.

Nel primo caso, l’avvocato dovrà attestare di essere iscritto consecutivamente all’albo da almeno 8 anni ed esercitare la professione nel campo specifico in cui intende specializzarsi da 5.

Nella seconda ipotesi, vigono obblighi relativi alla frequenza (fissato all’80%) e al numero massimo di lezioni telematiche a cui assistere (non più del 50% su un tetto di 200 ore totali). A questo andrà poi aggiunto il superamento di una prova finale.

Entrambi i percorsi poi prevedono, una volta riconosciuta la specializzazione, l’obbligo di mantenimento di tale titolo provando con cadenza triennale di aver svolto almeno 15 incarichi attivi nel campo della sua specializzazione.

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